Le coppelle

Tutti gli appassionati di Sahara hanno visto almeno una volta in corso di viaggio le "coppelle": sono delle cavità scavate dall’uomo su delle lastre di roccia orizzontale e lisciate dall’uso.

Dal gebel Awueinat fino all’Adrar mauritano il deserto ne è pieno, ma a quale uso erano destinate? E qui gli esperti cominciano a non essere tutti dello stesso parere, o forse ritengono genericamente possano essere state utilizzate in diverse maniere. Se sono nei pressi di siti di pitture rupestri, potevano servire come una vera e propria tavolozza fissa per miscelare e fissare i vari colori. Ricordiamo che per il rosso si usava la polvere d’ocra, per il bianco la polvere di caolino, per il nero la polvere di carbone.

Se invece non vi sono nei pressi pitture rupestri, la tesi più accreditata è che fin dal neolitico fossero utilizzate come macine fisse e non trasportabili, come quelle Tenereane, per le granaglie selvatiche che i cacciatori/raccoglitori sapevano consumare ma non ancora coltivare. Probabilmente il passaggio da macine trasportabili a quelle fisse su roccia, avvenne con l’inizio della sedentarizzazione. Si tenga presente che in alcune etnie non particolarmente evolute o di recente sedentarizzazione tale tecnica è ancora utilizzata.
In un recente passaggio in una zona "dimenticata" del Guera mi sono imbattuto in questa serie notevole di coppelle che mi hanno particolarmente incuriosito, dato che per di più non ho trovato alcun oggetto neolitico nei paraggi. Approfittando del fatto che gli amici erano tutti ad arrampicare sulle guglie del Berethè mi sono recato nell’omonimo villaggio. Berethe è un piccolissimo agglomerato musulmano, lontano da ogni pista e per questo preservato da ogni contaminazione, ma con numerosi residuali "atteggiamenti" di tipo animista.


Il capo villaggio, particolarmente disponibile, dopo il mio doveroso obolo per il sacrificio di due animali in favore della nostra missione arrampicatoria, mi ha raccontato di non conoscere l’età delle "coppelle" ma di sapere che in quel posto, nascosto tra le rocce, lontano dalla pista dei mercanti arabi di schiavi, venivano a rifugiarsi le popolazioni animiste dei villaggi al riparo dalla turpe raccolta degli schiavisti. I rifugiati restavano sul posto anche per mesi utilizzando costantemente le cavità delle rocce fino a creare delle vere e proprie coppelle usate a mo’ di mulini.

Le carovane poi, fatta razzia di schiavi, rientravano ad Abeche e di qui risalivano a Nord verso Wara, Archei (dove la grotta degli schiavi è testimonianza del loro passaggio), Fada, Ounianga, Koufra fino al Mediterraneo. Questa è stata l’ultima carovana attiva nel deserto, interrotta a forza soltanto agli inizi del secolo scorso.

Tante quindi restano le ipotesi sull’età di queste coppelle: neolitiche, medioevali o addirittura recenti?

Per maggiori informazioni

CONTATTACI

Via Capranica 16
20131 Milano, Italia
+39 02 70637138
+39 02 70637272
info@spazidavventura.com