Gli orici sono finalmente tornati in Tchad

La reintroduzione degli orici dalle corna a scimitarra (Oryx dammah) in Ciad è il felice epilogo di un lungo lavoro scientifico e di numerose missioni sul territorio che si sono susseguite, a partire dal lontano settembre 2001 (data della prima missione scientifica con SCF nella zona del Manga e di Wadi Achim Wadi Rimé) e che hanno avuto il loro naturale sviluppo fino all'ultima missione del marzo 2016 durante la quale, grazie all'imprescindibile aiuto economico e pratico dell'Environment Agency Abu Dhabi e del Ministère de l'Environnement Tchadien, gli orici dalle corna a scimitarra sono fisicamente "sbarcati" sul territorio ciadiano, loro antico habitat d'elezione. Come per le altre missioni, il nostro contributo si è esplicato nell'organizzazione logistica e nell'assistenza tecnica al team scientifico impegnato sul campo. Durante, infatti, le missioni di prospezione che dal 2012 si sono sempre più intensificate, ponderate valutazioni eco-ambientali hanno designato una zona della "Reserve de faune OROA" come idonea alla reintroduzione dell'orice.

Orici in Tchad 2016

La stragrande maggioranza di Oryx del Ciad sono stati sterminati in un breve e brutale periodo tra il 1979 e il 1982 prevalentemente per la prelibatezza della sua carne, quando il paese era lacerato dalla guerra civile e parzialmente invaso dalla Libia. All'epoca la maggior parte degli Orici dalle corna a scimitarra, forse 5.000 in tutto allo stato selvatico, si trovavano appunto in territorio Ciadiano. Nel corso delle numerose missioni durante le quali abbiamo accompagnato il professor Newby, lui stesso ci ha raccontato di aver contato, nel 1976, in una sola giornata un migliaio di esemplari nella zona di wadi Achim. Tragico quindi pensare che la specie si sia estinta in natura così rapidamente con la morte dell'ultimo esemplare di maschio adulto nel 1989, cacciato sulle rive di Wadi Kharma, uno dei ritrovi preferiti della specie durante la stagione secca.

Da qui nasce una delle grandi domande che più volte è ricomparsa nel corso degli ultimi anni, man mano che il progetto di reintroduzione in Ciad a poco a poco prendeva forma: la stessa sorte attenderà i nuovi arrivati e la loro progenie? Francamente, a lungo termine, è impossibile dirlo; quello che sappiamo e che ha guidato il progetto sin dal suo inizio, è che abbiamo un'opportunità unica di successo che non si presenterà di nuovo tanto facilmente.
Nel corso degli ultimi anni, il Ciad, sotto la leader-ship del presidente Idriss Deby, ha concretamente dimostrato il suo impegno per la conservazione della natura attraverso la promulgazione e l'applicazione di rigorose politiche e di una precisa legislazione anti-bracconaggio. Il paese è stato anche molto attivo nello sviluppo e nel rafforzamento della rete di aree protette. In tal modo, ha attirato un notevole sostegno internazionale e il finanziamento da parte di partners, come l'Unione Europea e African Parks Network.
Il secondo elemento chiave è il coinvolgimento unico di Environment Agency Abu Dhabi (EAD) e del governo di Abu Dhabi. Infine, non meno importante, il ruolo svolto da SCF e dai suoi enti collaboratori, sia come catalizzatore nel guidare il movimento di conservazione, sia tecnicamente fornendo le competenze e l'esperienza, prerogativa necessaria per favorire il coronamento del progetto di reintroduzione. Insieme con SCF, il Smithsonian Conservation Biology Institute (SCBI), la Società Zoologica di Londra (ZSL), Fossil Rim Wildlife Center e grazie all'azione concreta, efficace e tangibile delle Autorità ciadiane, siamo profondamente coinvolti nella realizzazione di questa scommessa e attivi sul campo per assicurarci che siano garantiti al progetto i più alti standard possibili di successo.
Il piano è quello di realizzare nuove spedizioni e reintroduzioni in Ciad di Oryx dalle corna a scimitarra, prelevando capi dalla mandria "madre" allevata in semi-libertà ad Abu Dhabi. A intervalli regolari, la reintroduzione di nuovi capi continuerà favorendo in tal modo nel corso dei prossimi 3-4 anni la nascita e la vita di una vera popolazione selvatica. Quello che non si sa ancora è come si svolgerà e come verrà assorbito dagli animali il processo di adattamento al reinserimento in natura: un'esistenza significativamente diversa da quella alla quale gli orici sono abituati in semi-cattività. Per monitorare tutto questo, un gran numero di Oryx rilasciato sarà dotato di collari satellitari per consentire il rilevamento dei dati sulla posizione e gli spostamenti in un ambiente per loro comunque nuovo.

Courtesy of Environment Agency - Abu Dhabi

Quello che sappiamo e che abbiamo vissuto sulla nostra pelle è che è stata davvero un'emozione indescrivibile vedere arrivare i primi 25 esemplari di queste bellissime antilopi perfettamente adattate alla vita in un ambiente semidesertico: Un'emozione paragonabile solo a quella di una nuova nascita.



    

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